Dopo il triplice fischio finale di Gava l’immagine simbolo di questa Inter-Siena è Maicon che, in mezzo al campo e ormai senza gli scarpini, non riesce a trattenere le lacrime. Anche perché, pur essendoci un’altra chance domenica a Parma, l’Inter si sente come se avesse gettato via uno scudetto vinto da mesi. Il capolavoro tragicomico di un finale di stagione da media retrocessione, la squadra nerazzurra lo compie forse nel giorno meno adatto, quello decisivo, quello in cui 83 mila spettatori da tutta Italia hanno scelto di presenziare alla festa tricolore, previa vittoria sui toscani.
Vittoria che però non è arrivata, contro ogni pronostico, e ha rimesso incredibilmente in corsa la Roma, che paradossalmente, in vista degli ultimi 90’ di gioco, è adesso la favorita, almeno dal punto di vista psicologico. Il rocambolesco 2-2 interno contro la squadra di Beretta sa di semicondanna nei confronti dell’Inter, che ora è chiamata alla vittoria sul difficilissimo campo del Parma, dove oltre a un avversario alla disperata ricerca di punti salvezza troverà di fronte Hector Cuper, in un beffardo incrocio che riporta alla mente il tristemente famoso 5 maggio 2002. Ma perdere lo scudetto domenica prossima avrebbe addirittura un sapore più amaro di quel fatidico giorno, perché Mancini e i suoi sarebbero riusciti nell’impresa non facile di gettare al vento 11 punti di vantaggio, di cui 6 a 3 giornate dalla fine. Uno scempio, insomma. E dopo il pari di San Siro, il simbolo negativo di questa pazza, folle, psicopatica Inter è Marco Materazzi, lo scorso anno determinante in tutto il campionato nonché nella sfida di Siena, stavolta deleterio ai limiti del concepibile, sia dal punto di vista della prestazione (opaca), sia per quel disgraziato rigore fallito nel finale, che avrebbe restituito ai nerazzurri, dopo troppe sofferenze, l’agognato triangolino. Matrix ha però esaltato il senso della posizione di Manninger, elevandolo a protagonista del pomeriggio. Per Materazzi, invece, solo insulti e fischi, non solo per il penalty gettato alle ortiche, ma anche per il modo in cui ha sottratto l’esecuzione al rigorista designato Cruz, affrontando l’esame senza che gli fosse richiesto. Scelta coraggiosa, sicuramente, azzardata considerando la scarsa vena del difensore.Non che i compagni abbiano fatto meglio. Il calo psicofisico è lapalissiano da mesi, contro il Siena non è bastato andare in vantaggio due volte per portare a casa i 3 punti contro un avversario già salvo e quindi libero da ogni timore reverenziale. Siamo ai limiti di un fallimento clamoroso, dunque, a cui c’è però un’altra opportunità per rimediare: al Tardini devono arrivare i 3 punti, senza alcuna pietà per i ducali. Anche perché la Roma a Catania ha ottime chance di fare bottino pieno, nonostante i siciliani debbano ancora ottenere punti salvezza. Come fino a 15 anni fa, l’Inter si affiderà ancora alle salde mani di Zenga, allenatore degli etnei. L’ex portiere ha una doppia opportunità: salvare la sua squadra e dare lo scudetto alla sua famiglia interista.
In campo Mancini rinuncia a Stankovic per inserire Jimenez e lancia dal 1’ Balotelli, il salvatore della patria. Dietro c’è Burdisso al posto dell’infortunato Chivu. Beretta sa di non avere nulla da perdere ma è conscio di avere il sostegno di tutta l’Italia calcistica non nerazzurra. Manda così i giocatori migliori a sua disposizione e dà loro il massimo della libertà. In attacco i bianconeri presentano Maccarone, con Locatelli alle sue spalle e un centrocampo robusto. Che l’Inter voglia chiudere il discorso quanto prima lo si evince dalla prepotenza con cui i padroni di casa attaccano l’avversario. Prima Cruz (centrale), poi Vieira (fuori di poco) vanno vicini al gol. I nerazzurri dominano sui palloni alti e Materazzi colpisce in pieno la traversa. L’azione successiva però è vincente: angolo di Balotelli, testata violenta di Vieira per l’esplosione di San Siro che intravede il traguardo e, soprattutto, un pomeriggio tranquillo. Vana speranza, perché il Siena comincia a giocare e mette in crisi i padroni di casa con fraseggi veloci e fluidi. Dal canto suo, l’Inter mantiene il pallino del gioco ma dà l’idea di accontentarsi del vantaggio e non voler accelerare. Atteggiamento sbagliato, come conferma il gol del pareggio di Maccarone, che mette in risalto le pecche difensive di tutta la retroguardia con un banalissimo inserimento in anticipo su Burdisso. Lo stadio è allibito, il pareggio non era preventivato ma la tifoseria continua a sospingere i propri idoli. La frittata però è dietro l’angolo e non si concretizza solo perché Julio Cesar salva sul difensore Rossi, lanciato tutto solo in contropiede verso la porta interista. Scampato il pericolo, proprio al 45’ arriva il 2-1, al termine di un’azione volante: rimessa con le mani di Maicon, Vieira prolunga di testa sul primo palo e Balotelli, tutto solo, appoggia in rete sempre con la capoccia. E’ la fine della paura per il popolo nerazzurro, il pareggio è stato solo un incidente di percorso che non si ripeterà. Magari serve anche a dimostrare che il Siena non vuole regalare nulla. Ma è solo utopia, come conferma la ripresa.
Beretta deve rinunciare a Locatelli, toccato duro nei primi 45’ da Materazzi. Al suo posto il brasiliano Alberto. Al 47’ il 3-1 sembra cosa fatta, con Balotelli che serve Cruz, abilissimo a saltare l’avversario con una finezza ma scellerato nel calciare fuori con il sinistro. Per non correre rischi i nerazzurri mantengono alta la pressione, ma la difesa senese regge bene l’urto e rischia solo al 63’, quando Cruz arriva stremato alla conclusione e non impegna più di tanto Manninger. Un minuto dopo Balotelli, tra gli applausi del pubblico, lascia il posto a Suazo. Il giovanissimo attaccante saluta lo stadio e la sua Inter con lo scudetto sul petto, senza presagire cosa sarebbe accaduto di lì a poco. Al 69’ su un pallone banale dalla destra, mancato da Burdisso, si avventa con il piatto destro il marocchino (ed ex romanista) Kharja che, con precisione chirurgica, batte Julio Cesar gelando per la seconda volta San Siro. Ma stavolta il tempo a disposizione per rimettere le cose a posto è minore e la Roma, all’Olimpico, vince 2-0 contro l’Atalanta. Testa bassa e lanci lunghi, l’Inter si rituffa in attacco alla ricerca del terzo vantaggio. Gli schemi saltano in modo evidente e gli ospiti si limitano a spazzare via ogni pallone vagante nei propri 25 metri. La lucidità è ormai un ricordo lontano e l’Inter spera in un rimpallo favorevole o in un episodio decisivo. Cruz si libera bene al 77’, ma colpisce incredibilmente Materazzi che, non si sa perché, si fa trovare sulla traiettoria del pallone. Ma il peggio per Matrix deve ancora arrivare. Minuto 78’: Riganò (entrato nella ripresa) rattiene Materazzi e Gava concede il rigore nel tripudio generale. Cruz va verso il dischetto ma il difensore reclama il pallone e, nonostante l’insistenza del Jardinero, si prende la responsabilità. Una scena grottesca e quasi infantile, che si conclude nel modo peggiore quanto inevitabile: rigore parato da Manninger e martellata sul piede per tutto il popolo interista, con Mancini che manda a quel paese il suo difensore e i giocatori di casa che perdono il filo del discorso. Poi perdono anche Cambiasso, che rimedia una distorsione maligna e lo costringe a lasciare il posto a Pelè. I disperati tentativi di andare a segno si concludono fuori bersaglio. L’occasione più limpida capita sulla testa di Jimenez, ma la sfera si perde a fondo campo per una questione di centimetri. È davvero una giornataccia, la meno indicata per festeggiare uno scudetto e i 4 minuti di recupero confermano che di festa, anche per questa domenica, non se ne parla. E adesso il timore principale è che, anche tra una settimana, non ci saranno celebrazioni, perché la squadra di Mancini ha letteralmente le gomme a terra e gli episodi girano tutti contro. Lo psicodramma aleggia su via Durini e il crocevia di questo finale di campionato da incubo si presenta al Tardini. La paura di un 5 maggio bis è viva e contro Cuper bisognerà affrontare il destino con ottimismo, pensando solo a vincere. Al di là delle polemiche, degli insulti, della contestazione nel post-partita da parte dei tifosi. Conta solo vincere, non solo per lo scudetto, ma anche per l’orgoglio. Punto.
INTER-SIENA 2-2 (p.t. 2-1)
MARCATORI: Vieira (I) all’11’ p.t., Maccarone (S) al 30’, Balotelli (I) al 45’ p.t.; Kharja (S) al 24’ s.t.
INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Burdisso, Materazzi (dal 40’ Pelè), Maxwell (dal 36’ s.t. Crespo); Vieira, Cambiasso, Zanetti; Jimenez; Cruz, Balotelli (dal 18’ s.t. Suazo).(Toldo, Rivas, Maniche, Cesar). All. Mancini.