E sono quattro. Non dovremmo più stupirci di vedere l’Inter, ma soprattutto Roberto Mancini, disputare una finale di Coppa Italia. Dopo le ultime tre apparizioni consecutive sulla panchina dei nerazzurri (due vittorie e una sconfitta), il Mancio cala il poker e mette in cascina un’altra finale della coppa nazionale. Che tutti snobbano, ma solo perché non riescono a metterci le mani sopra. In attesa che la Roma si confermi l’avversario di sempre, l’Inter piega la Lazio all’Olimpico, rimediando allo scialbo 0-0 dell’andata con un eloquente 2-0, forse ingeneroso nei confronti dell’abnegazione biancoceleste.
Delio Rossi aveva caricato l’ambiente al punto giusto. Per le aquile una finale di coppa Italia avrebbe riscattato una stagione ombrosa. L’opportunità di un derby capitolino con il trofeo in palio era troppo ghiotta per non chiamare a raccolta buona parte del popolo biancoceleste. Una semifinale davanti a 55 mila spettatori non capita poi tutti i giorni e la carica ai laziali, dagli spalti, è arrivata con una certa frequenza e costanza. Il tecnico laziale manda in campo la migliore formazione possibile, applicando una strategia offensiva: 4-3-3. Terminali offensivi di tutto rispetto: Bianchi, Rocchi e Pandev, quanto basta per intimorire la retroguardia ospite. Più guardingo Mancini, che rinuncia a una punta e lascia in avanti il solo Suazo, ispirato da Jimenez. Centrocampo robusto, dove è lecito attendersi freschezza e dinamismo dai baby Bolzoni e Pelé. L’Inter delle seconde linee è completata poi dai vari Toldo, Rivas e Cesar, che di occasioni di visibilità ne hanno meno dei compagni.
Come da copione, il pallino del gioco è subito nelle mani dei padroni di casa, che vogliono mettere in chiaro chi comanda. Consapevoli delle assenze nella fila dell’avversario, i biancocelesti attaccano a testa bassa e dopo 2 minuti gridano al gol con una punizione di Ledesma, che centra il legno alla destra di Toldo. I nerazzurri sembrano intimoriti e arretrano palesemente, forse in attesa dell’occasione buona in contropiede. Occasione che tarda ad arrivare e consente ai padroni di casa di mantenere il baricentro alto e insistere in avanti. Il secondo avviso ai naviganti giunge al 15’, con Rocchi che accarezza il secondo legno della partita. Per impedire alla diga di cedere, Mancini chiama il fidato Zanetti e lo sposta a metà campo. I primi risultati della mossa tattica sono positivi e l’Inter guadagna metri, tanto da rendersi pericolosa con un tentativo di Jimenez, che in scivolata spreca di destro. Bene anche Suazo, perfetto rompiscatole e bravo a infilarsi negli spazi. Nonostante la pressione, dunque, la Lazio non riesce a sfondare come sperato, pessimo segno in vista di un secondo tempo dove i nerazzurri si sarebbero presentati più sicuri e, soprattutto, freschi. Le assenze si fanno sentire, ma l’organizzazione tattica degli ospiti tiene sempre vivo il presupposto che il gol possa arrivare in qualsiasi momento. Proprio per questo l’avvio di ripresa della Lazio è più timido.
Un atteggiamento più guardingo non serve però alla squadra di Delio Rossi a evitare il gancio destro in pieno stomaco, firmato da Pelé al 52’. Il portoghese, autore di un’ottima prova a centrocampo, capitalizza al meglio un’iniziativa di Suazo sulla destra e dal limite dell’area mette la sfera all’incrocio dei pali, dove il povero Ballotta non può arrivare. Un colpo durissimo per le ambizioni della Lazio, che subito, sospinta da un pubblico commovente, si riversa in attacco incrociando le dita. Forte del vantaggio e della superiorità psicologica, Mancini chiama in panchina Bolzoni e inserisce Cruz, rafforzando l’attacco della sua squadra e mettendo ulteriore pressione ai padroni di casa. Per aumentare la spinta sulla fascia sinistra Delio Rossi replica inserendo Kolarov per Zauri, pochi minuti prima dell’ingresso in campo di Materazzi al posto di Burdisso, un po’ in difficoltà contro la verve di Pandev. Tutto fila liscio per l’Inter, non si spiega quindi l’espulsione di un Mancini particolarmente nervoso, che accende una discussione con l’arbitro Saccani fino a farsi cacciare dal campo. Una tensione che, in vantaggio di una rete fuori casa, non si spiega se non con gli ultimi giorni sotto pressione vissuti dal tecnico dopo il derby. Anche senza la guida in panchina (il testimone passa nelle mani di Mihajlovic), l’Inter tiene bene in difesa, anche se Chivum per il solito problema alla spalla, deve essere sostituito da Maicon. I minuti trascorrono e la Lazio vede sfumare ogni speranza di finale. Sale di conseguenza la tensione in campo, alimentata da un presunto colpo inferto da Cruz a Kolarov in area biancoceleste. La ciliegina sulla torta la mette poi Materazzi, che entra in modo scomposto sulle gambe di Pandev e chiude anzitempo la sua partita, durata appena un quarto d’ora. Inter in dieci, ma ormai sicura di portare a casa il risultato. Sicurezza che diventa ferrea quando Cruz, a 5 minuti dal 90’, approfitta di un pasticcio tra Siviglia e Ballotta per fissare il punteggio sul 2-0. Un risultato che lancia i nerazzurri in finale, con l’obiettivo di vendicare la sconfitta (2-6) patita all’Olimpico lo scorso anno. Di certo il teatro sarà lo stesso, bisogna però ancora attendere che la Roma raggiunga anch’essa l’ultimo atto di questa never ending story.
LAZIO-INTER 0-2 (primo tempo 0-0)
MARCATORI: Pelè (I) al 7’, Cruz al 40’ s.t.
LAZIO (4-3-3): Ballotta; De Silvestri (Tare dal 42’ s.t.), Siviglia, Cribari, Zauri (Kolarov dal 21’ s.t.); Dabo (Mutarelli dal 35’ s.t.), Ledesma, Behrami; Pandev, Bianchi, Rocchi (Muslera, Rozehnal, Mauri, Mudingayi). All: Rossi
INTER (4-4-1-1): Toldo; Burdisso (Materazzi dal 23’ s.t.), Rivas, Chivu (Maicon dal 32’ s.t.), Maxwell; Zanetti, Pelè, Bolzoni (Cruz dal 14’ s.t.), Cesar; Jimenez; Suazo (Julio Cesar, Siligardi, Cambiasso, Crespo). All: Mancini
ARBITRO: Saccani di Mantova
NOTE - Spettatori 55.000. Ammoniti Behrami, Pelè, Cruz, Kolarov e Mutarelli per gioco scorretto. Espulsi Mancini al 18’ per proteste, Materazzi al 37’ s.t. per gioco scorretto. Angoli 6-3. Recuperi 1’ p.t. e 5’ s.t.